Cosa vedere

Il paese di Odolo dal punto di vista architettonico non presenta nel suo centro un’impronta omogenea. Restano però alcuni nuclei antichi nelle contrade di Cagnatico, Cereto, Colombaio, Cadella, Forno, in cui le case, costruite un tempo una addossata all’altra per risparmiare materiale, spazio e combustibile, conservano caratteristiche unitarie, armoniose e un sapore antico con strette vie, muri e cortili interni, volti suggestivi e icone affrescate. Alcune imponenti abitazioni signorili tramandano il ricordo della prosperità di alcune famiglie locali, come il palazzo dei Conti Mazini a Cagnatico, dotato di ampio cortile, porticato con affreschi, scala di marmo, scuderia e brolo antistante, il palazzo a Cereto, già Bonibelli, dallo splendido loggiato volto a meridione, il palazzo di Vico, prossima sede municipale, dal caratteristico schema a corte delle case padronali di fine Ottocento, il palazzo Zinelli al Colombaio, recante sul portale d’ingresso la scritta “Federicus Zinelli 1706”, casa Cominotti in via Cete che riporta ancora sulla facciata lo stemma dell’antico casato e “Cà de Odol”, costruzione quadrangolare di solida impronta con alti portici, la stessa forse segnata nelle carte dell’Archivio Vaticano del 1580. I quattro edifici di culto presenti sul territorio, anche se privi di rilevante spessore architettonico e artistico, hanno una valenza storico-affettiva significativa. La chiesa parrocchiale di S. Zenone fu eretta nel 1667 sullo stesso luogo dove preesisteva una costruzione risalente al XIV secolo. La venerazione del santo è probabilmente da attribuirsi all’influenza dell’antico monastero benedettino di S. Zeno di Verona e al fatto che il personaggio assicurava con la sua benevolenza una protezione contro le insidie e i pericoli delle acque, in particolare del Vrenda (secondo il Guerrini la denominazione del torrente deriva dal latino Verenda, cioè “temibile” per i disastri e le rovine che compie ingrossandosi). L’attuale edificio, da poco restaurato esternamente, conserva al suo interno il presbiterio, riccamente decorato a stucchi e pitture, una statua lignea della Madonna col Bambino del 1641, raccolta in una seicentesca cornice dorata e un pregevole affresco del Paglia in sacrestia raffigurante S. Zenone col demonio, oltre che un crocifisso ligneo seicentesco. La chiesa di S. Maria Bambina in Cagnatico compare solo nel 1556 negli atti della visita del vescovo Bollani, anche se il Guerrini la definisce quattrocentesca. La tradizione vuole che sia stata parrocchia con il cimitero annesso e che vi abbia sostato S. Carlo Borromeo nel 1580. Pregevoli opere seicentesche sono le tele dei tre altari: raffigurano la Natività di Maria, S. Antonio da Padova e la processione penitenziale di S. Carlo per la peste, opera del 1617 di Galeazzo Capra, detto il Capretto da Cremona. La chiesa di S. Lorenzo al Forno probabilmente era un’antica diaconia della Pieve di Bione ed era sorta come cappella della vicina fortificazione del "Castel". Sul luogo sorgeva una chiesa quattrocentesca, di cui l’attuale costruzione risalente al Seicento ha conservato il muro meridionale. Oltre alla pala dell’altare con il martirio di S. Lorenzo di G. Camozzono (1645), sono stati ritrovati pregevoli affreschi datati 1504 e 1520 con figure di Santi e della Madonna. La chiesa di S. Bartolomeo che sorge in centro al paese, dove prima vi era una chiesa più piccola con ugual dedica risalente all’anno 1449, è del 1531. Negli Atti della visita di S. Carlo Borromeo del 1580 appare come la chiesa di S.Bartolomeo de Fosina. Completano il patrimonio religioso del paese la piccolissima chiesa di S. Apollonia a Cereto, già segnalata nel 1646 nelle visite pastorali e la santella della Madonnina della strada, posizionata sull’antica strada regale che collegava Brescia al Trentino, senza passare per l'attuale centro del paese.